Dipendenza dai videogiochi: cos’è?

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Il gioco viene da sempre considerato come un passatempo creativo che aiuta la persona (sia adulti che bambini) a scaricare lo stress giornaliero.

Con l’avvento della tecnologia e del videogame, il gioco, definito sempre attraverso dei ruoli e definito all’interno di uno spazio, viene proiettato nel mondo virtuale. Questa proiezione porta con sé dei cambiamenti che intervengono sulla REALE funzione del gioco. Il cambiamento concreto che si verifica in questo caso, è il possibile riscontro dipendenza patologica dal gioco.

In primis, il soggetto patologico tende a modificare la percezione di tempo e spazio, passando anche 16 ore di fronte al monitor. A differenza del gamer che ottiene dei miglioramenti in diversi ambiti cognitivi, ciò che si ottiene nei soggetti dipendenti è molte volte il ritiro sociale, il basso rendimento scolastico e un aumento dell’aggressività. Queste problematiche vengono definite come criteri diagnostici per questo tipo di dipendenza.

Analizziamole insieme.

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 Ritiro sociale: mi isolo dagli altri 

fa perno su quelle attività extra scolastiche che una persona (soprattutto un adolescente) sceglie di fare per svagare la propria mente in compagnia di altra gente. Nel ritiro sociale si tende, quindi, ad ELIMINARE il contatto e la comunicazione concreta per fare spazio al tempo di gioco. Questo provoca inoltre varie problematiche legate all’alimentazione, come l’obesità, e problemi con il ritmo sonno-veglia: il soggetto patologico tende a deprivarsi del sonno per poter accedere a quella eccitazione che gli regala il gioco anche nelle ore notturne, portando, inoltre, disturbi agli occhi, per via dello schermo illuminato, alla cervicale e al resto del corpo, per via della posizione.

Inoltre, il tempo che il soggetto patologico non dedica allo studio ha un effetto negativo sul rendimento scolastico. In particolare, a differenza dell’idea che chi, giocando molto, ottenga dei miglioramenti sul piano cognitivo, i soggetti patologici hanno dei cali di rendimento soprattutto nella lettura e nella scrittura.

Aggressività

FONDAMENTALE, poiché il gamer patologico tende a proiettare, e quindi SCARICARE, la propria aggressività, la propria rabbia nel videogame violento (sparatutto), usando questo meccanismo per portare in una dimensione protetta questi sentimenti. Inoltre, con la creazione di un AVATAR, il soggetto patologico ha la possibilità di poter far comparire parti di mancanti, così da completare la struttura del sé idealizzato.È stata riscontrata una desensibilizzazione nella risposta ad immagini di violenza attraverso dei potenziali evocati a livello cerebrale dopo l’esposizione ripetuta agli action-videogame.

Ecco il link per maggiori approfondimenti!

Dr. Emanuele Altomare