Mio figlio sta sempre al computer: prova questa tecnica

In Italia, tra gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, la dipendenza da Internet è presente nel 2%.
Nella popolazione generale, considerando insieme i livelli di gravità severo e moderato, sono circa il 6%: si tratta di più di 3,5 milioni di persone.

Abuso o dipendenza?

Soprattutto per gli adolescenti non si tratta di dipendenza ma solo di abuso.
Le abitudini tra i ragazzi sono molto legate a Internet, quindi il tempo che loro passano davanti agli schermi cresce a dismisura.
Cosa fare per controllare questo tempo?

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Prova questa tecnica

Si chiama “Tecnica del praticare l’opposto”; è una delle tecniche di Young per il controllo della dipendenza da Internet.

La riorganizzazione del proprio tempo è l’elemento più importante

Per prima cosa bisogna conoscere le attuali abitudini di utilizzo di Internet.
Domande utili da porsi in questa fase sono
1. “Quali sono i giorni in cui si collega di più?”
2. “Qual è di solito l’ora in cui cominci?”
3. “Quanto tempo si rimane di solito connesso?”
4. “Dove si usa di solito il computer o il telefono (divano, letto, cameretta)?”

Ristabilire il tempo

Una volta valutato questo aspetto è necessario costruire insieme un nuovo programma temporale: l’obiettivo è quello di interrompere la routine e riadattarlo ad un uso consapevole attraverso l’utilizzo di attività di blocco.

Esempi:
Se al mattino la prima cosa che il cliente fa è controllare il proprio profilo su un social network, si assegna il compito di ritardare questo evento tramite una doccia o la colazione;

– se la prima cosa che il paziente fa al ritorno da scuola/lavoro è connettersi, bisogna dare come compito quello di aspettare, per un tempo anche piccolo, facendo qualcos’altro;

– Se ci si collega ai videogiochi online tutti i giorni, farglielo fare solo in orari determinati o in giorni prestabiliti o solo nel weekend;
– Se non fa mai pause, suggerire di farne una ogni mezz’ora.
– Se usa il computer/cellulare chiuso in camera, spingerlo a farlo nel salone di casa davanti alla famiglia.

Tutte queste cose hanno l’obiettivo di interrompere la routine, in modo tale che la connessione non sia più un’abitudine automatica ma una scelta programmata e consapevole.

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E se non funziona?

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Dr. Romeo Lippi
Co-Autore del libro “Facebook per psicologi”