Dipendenza da smartphone: cosa provoca al nostro cervello?

Non posso vivere senza smartphone

La dipendenza da un device come lo smartphone, chiamata nomofobia (qui l’articolo e qui il test) può provocare squilibri chimici a livello del nostro cervello! A testimoniarlo, una ricerca effettuata negli USA, la quale afferma che il 46% dei teenegers non riescono a distaccarsi dal loro smartphone e il solo pensiero di distacco provocherebbe pensieri angoscianti.

Questo porta all’assunto che i giovani stiano spendendo troppo tempo a fissare i propri telefoni anziché interagire con gli altri. Questo dato fa porre domande sugli effetti immediati sul cervello e sulle possibili conseguenze a lungo termine di tali abitudini.

Cosa accade nel nostro cervello?

Quando è presente la dipendenza da internet, il nostro cervello sembra subire delle modifiche nel rapporto dei neurotrasmettitori quali GABA e Glutammato. Ad affermarlo è il professor Hyung Suk Seo, neuroradiologo ed esperto di dipendenza da internet all’Università di Seoul (Sud Korea). Egli, grazie ad uno studio con la MRS, una risonanza magnetica che va ad indagare la composizione chimica del cervello, ha scoperto che i teenegers affetti da internet addiction subiscono variazioni a livello neurotrasmettitoriale: i livelli di GABA sembrano crescere con l’aumento del livello di addiction.

La terapia cognitivo-comportamentale

Sempre nello studio del prof. Seo, si evince che grazie alla terapia cognitivo comportamentale, i livelli di GABA sembrano diminuire e rientrare nella norma.

Apertura verso nuovi studi

La scoperta in questione, ovviamente apre le porte verso nuovi studi, che comprendano meglio il rapporto esistente tra la dipendenza da internet e l’attività neurotrasmettitoriale.
Così conclude il prof. Seo:

“The increased GABA levels and disrupted balance between GABA and glutamate in the anterior cingulate cortex may contribute to our understanding the pathophysiology of and treatment for addictions”

Il prof. Seo conclude dicendo che questo squilibrio dei neurotrasmettitori nella corteccia cingolata anteriore potrà sicuramente contribuire nel comprendere la fisiopatologia e il trattamento di questa dipendenza.

Fonti: https://www.sciencedaily.com/releases/2017/11/171130090041.htm 

 

Dott. Emanuele Altomare